— Non te lo saprei dire giacchè io non riesco a scorgere nulla al di là della punta del mio naso, — rispose Alvaro. — Quello che potrei dirti è che comincio ad averne fino sopra i capelli delle foreste brasiliane e che vorrei conoscere un po’ da vicino questi animali che fischiano, che battono l’incudine, che suonano le campane e che rompono il sonno a tutti.

Io mi domando come gli abitanti di queste regioni possono dormire con tutto questo fracasso.

— Udite signore questo sibilo?

— Sì, Garcia. Che ci sia qualche gigantesco serpente qui presso?

— Io ho paura di quegli orribili rettili. Preferirei affrontare una bestia feroce, signor Alvaro.

— Dovremo abituarci alla loro vista, mio povero ragazzo. Il pilota mi ha narrato che nelle selve americane se ne trovano in gran numero e di quelli mostruosi.

— Quando finirà questa notte? Mi pare interminabile.

— Chiudi gli occhi e cerca di dormire, — disse Alvaro. — Veglierò io. —

Dormire? Non vi era da pensarvi! Il mozzo aveva appena abbassate le palpebre che un’orchestra infernale fece rintronare l’immensa foresta da una estremità all’altra.

Migliaia e migliaia di rane, come se avessero atteso un segnale, si erano messe a gracidare formando una cacofonia spaventevole che avrebbe svegliato anche un morto.