I batraci, come abbiamo detto, infestano a milioni e milioni le foreste umide e alla notte gareggiano con zelo invidiabile. Ve ne sono varie specie e non tutte si accontentano di gracidare. Vi sono batraci che muggiscono come buoi, rospi che abbaiano come cani, ranocchi che sembra si gargarizzino, altri che martellano come se avessero a loro disposizione migliaia di caldaie da accomodare e altri ancora che vivono sugli alberi, che fischiano come locomotive o che stridono come ruote malamente ingrassate.

Immaginarsi che baccano! I timpani meglio conformati non possono resistere.

— Signore! — esclamò il mozzo spaventato. — Che cosa succede? La fine del mondo?

— Non spaventarti, sono rospi, — rispose Alvaro.

— Si direbbe che vi sono fra loro cani, bufali, calderai e ubbriachi che cantano.

— Ci abitueremo anche noi a questi concerti, se vorremo dormire.

— Spero che non rimarremo a lungo in questo paese e che cercheremo un mezzo qualunque per andarcene.

— Era quello che mi chiedevo poco fa, — rispose Alvaro.

— Dove andremo noi e quando potremo andarcene? Suppongo che non avrete il desiderio di finire la vostra vita fra queste foreste.

— Anzi, nemmeno di terminare la mia esistenza su una graticola con un contorno di banani e di pere cotte.