— E la nostra famosa colazione, signore? — chiese il mozzo ridendo.

— Ci accontenteremo anche oggi di frutta o farò una nuova scarica contro qualche stormo di pappagalli.

Ritorniamo nella foresta, Garcia. —

Stavano per lasciare la riva quando a breve distanza udirono risuonare per l’aria un lamento che si ripetè parecchie volte di seguito:

— A... ih!... A... ih!...

— Chi è che si lagna? — chiese Alvaro, guardandosi intorno.

— Non vedo nessuno signore, — rispose il mozzo.

— Che sia qualche scimmia che si diverte a spaventarci? Non mi stupirei. Hanno delle grida così strane i quadrumani che abitano queste foreste! —

Un altro grido più lamentevole, più lugubre si udì e questa volta non pareva che risuonasse verso il suolo bensì in aria.

Alvaro ed il mozzo alzarono gli occhi e scorsero fra i rami d’un nespolo che cresceva isolato, e già privo delle sue frutta che sono grosse come le mele e assai gustose, una massa informe di peli lunghi e grigiastri che si teneva aggomitolata all’estremità d’un ramo, lasciando pendere una coda lunga più di mezzo metro.