— Non vi pare che questa scimmia rassomigli ad un fanciullo cucinato al forno?

— Può essere, Garcia, — rispose Alvaro, colpito dalla giusta osservazione del mozzo. — Trovandoci però noi in un paese abitato da mangiatori di carne umana, cerchiamo di non mostrarci troppo schizzinosi.

E poi non abbiamo, almeno per ora, di meglio. —

Levò l’arrosto, lo depose su una foglia d’un banano selvatico e con pochi colpi di scure lo spaccò in varii pezzi.

— L’odore è squisito, — disse. — Proveremo a piantarvi i denti.

— Eh! Mi pare che non valga un pappagallo, signore, — disse Garcia che aveva addentato una coscia e che faceva sforzi sovrumani per inghiottire qualche boccone.

— Infatti è detestabile, — rispose il portoghese che si accaniva contro un polpaccio. Questa carne è più coriacea di quello d’un vecchio mulo.

— È carne pigra, signore.

— Ma che bene o male andrà giù. —

Il loro appetito, fece davvero miracoli. Il povero a-y in buona parte passò, quantunque fosse durissimo come un merluzzo secco e avesse un sapore tutt’altro che gradevole.