Un movimento del portoghese le avvertì della presenza d’un nemico. Raccolsero frettolosamente le frutta e fuggirono come frecce, cacciandosi in mezzo ai festoni foltissimi delle liane, entro i quali non tardarono a scomparire.
Alvaro si era avanzato verso l’albero, raccogliendo alcune di quelle noci enormi le quali, dalle fessure mostravano certi filamenti che se non valevano un buon canape, potevano in qualche modo essere utili.
— Ho trovato quello che cercavo, — disse. — Singolare caso!... delle scimmie che indicano a degli uomini ignoranti come me, dove posso trovare quello che mi occorre. —
Spaccò una di quelle noci e fra il guscio e le mandorle vide che vi era uno strato di filamenta. Se avesse meglio conosciuto l’albero ne avrebbe potuto trovare ben di più sotto la scorza, ma il portoghese ignorava completamente le ricchezze delle piante brasiliane.
Soddisfatto di aver del canape fece ritorno alla palude, giungendovi nel momento in cui il mozzo stava levando dal fuoco il bradipo.
— Cotto appuntino? — chiese Alvaro che fiutava il profumo squisito che esalava quella carne.
— Il cuoco della caravella non avrebbe potuto far di meglio, modestia a parte, — disse Garcia, ridendo. — Ho sorvegliato l’arrosto come un cuciniere perfetto.
— Bravo, ragazzo.
— Gli è che...
— Che cosa vuoi dire?