— Ma nemmeno d'uno, mio signore.
— E sareste proprio capace di darlo?
— Per diecimila dollari!... Farei saltare anche l'automobile e la vettura di rimorchio.
Basta un zolfanello e la benzina scoppia come una bomba insieme a tutti i suoi serbatoi.
— Che bel furfante!... — non potè a meno di pensare il maestro di boxe. — Il signor Torpon ha avuto fortuna, e non sarà certo il signor di Montcalm che andrà a pranzare là dove s'incrociano tutti i meridiani. —
Levò da una tasca una bellissima pipa di schiuma levantina, regalo certamente del suo munifico allievo, la riempì di tabacco, impiegando un certo tempo che l'ex-baleniere occupava intanto a baciare amorosamente la bottiglia di wisky, l'accese, e dopo d'aver lanciato in aria tre o quattro boccate di fumo, in modo da avvolgersi quasi completamente dentro una nuvola, riprese:
— Sapete per quale motivo il signor di Montcalm tenta di recarsi al Polo?
— Eh!... — fece il baleniere. — Chi non lo sa? I giornali hanno parlato abbastanza.
È una sfida che finirà dentro gli occhi azzurri d'una ricca ereditiera yankee: miss Ellen Perkins, se non m'inganno.
— Benissimo, giovanotto.