I lupi, diventati eccessivamente diffidenti, non ardivano più mostrarsi.

Avevano ormai compreso che avevano da fare con degli uomini ben risoluti a difendersi e che sapevano maneggiare terribilmente quei piccoli eppure tremendi arnesi di distruzione, e si tenevano in guardia per non farsi sterminare troppo presto.

Che cosa aspettavano? Che gli assediati si decidessero ad offrire loro le proprie gambe? Oppure aspettavano la notte, già non lontana, per ritentare un assalto disperato?

Ed intanto la neve continuava a cadere, lenta, silenziosa, cadendo fra albero ed albero, intorno all'automobile ormai arenata come un veliero che ha dato in secco su un bassofondo.

CAPITOLO IX. La baia di Hudson.

La notte calava rapidissima essendo le giornate assai corte nell'Alto Canadà verso la fine dell'autunno, e la situazione non accennava a cambiare, anzi minacciava di diventare di momento in momento più grave, poichè la neve cadeva sempre, travolta da un freddissimo vento che soffiava dalle non lontane plaghe della baia d'Hudson.

I lupi, più affamati che mai ed ostinati ad avere per cena un abbondante pasto di carne umana, non si erano mossi, nè avevano rotte le loro file.

Si lasciavano coprire dalla neve e sfidavano filosoficamente il freddo che diventava sempre più intenso, raddoppiando le loro guardie per paura che i tre assediati tentassero di fuggire.

Dopo le terribili lezioni ricevute, non avevano più abbandonati i loro posti, con grande collera del campione di Cambridge, il quale aveva ormai cacciate mezza dozzina di palle nei tronchi, dei giganteschi alberi, sbagliando le punte dei musi dei prudentissimi animali.

E la neve intanto cadeva; cadeva senza posa, minacciando di immobilizzare l'intero treno e di seppellire i disgraziati assediati, sempre stesi sulla capote di cuoio dell'automobile.