Intanto fuori continuava a nevicare ed il vento sibilava o ruggiva attraverso la foresta, torcendo perfino i grossi rami dei pini bianchi e rossi.
I lupi in lontananza ululavano sempre, senza però osare accostarsi al treno.
Ne avevano avuto abbastanza di quella cartuccia, dopo le gravi perdite subìte prima.
— Aspettiamo domani, — disse il canadese, quando ebbero terminato di cenare. — Intanto il freddo rassoderà la neve.
— Purchè i lupi non attacchino le pneumatiche, — disse Walter.
— Sono così robuste da sfidare i loro denti. Orsù, cacciamoci sotto le coperte. —
Tutta la notte il vento soffiò con estrema violenza, facendo tremare perfino le grosse vetrate delle piccole finestre, e la neve non cessò dal turbinare.
All'indomani, quando Dik aprì la porta per recarsi all'automobile, trovò uno strato nevoso alto quanto i predellini delle due vetture, ma così solido da reggere benissimo anche una piccola nave.
Un freddo intensissimo ed improvviso, aveva gelato tutto.
— Si può andare? — chiese il canadese, affacciandosi alla porta.