Di quando in quando della piccola selvaggina s'alzava fra i cespugli di rose canine e di bacche, semi-sepolte nella neve, e scappava via con velocità fulminea.
Erano per lo più lupatti, volpi e martore. Di tratto in tratto però qualche schiera di grossi cigni, emigranti verso il sud, passavano fischiando, producendo un rumore strano colle loro ali piuttosto deboli per sorreggere dei corpacci pesanti una trentina ed anche più di libbre.
Verso il mezzodì il treno lasciava finalmente la grande foresta e si slanciava attraverso ad una sconfinata pianura tutta bianca e gelata la quale proiettava, verso le nubi gravide di neve, una luce intensissima, acciecante: era l'ice-blink.
Il canadese stava per dar ordine a Dik di arrestare l'automobile per preparare il pranzo, quando degli ululati si fecero udire verso il margine della foresta che avevano appena lasciata.
— Toh!... — esclamò lo studente. — Ancora i lupi!...
— In caccia, — rispose il canadese, il quale tendeva gli orecchi.
— Di chi?
— Ma!... Forse di qualche caribou o di qualche altro grosso animale. Se si trattasse d'un piccolo capo di selvaggina non urlerebbero tanto.
Dik, fermate!... —
L'automobile slittò per una ventina di metri, poi si arrestò.