— Dirò ai miei padroni che voialtri me l'avete rubata. Hai otto colpi da sparare.

— Me ne servirò. Conosco queste armi avendone appreso il maneggio da un cacciatore che è passato per di qua prima dello scioglimento delle nevi.

— A domani, — disse Dik, alzandosi. — Ah!... Farai bene a mandar via le donne ed i ragazzi.

— L'avevo già pensato.

— Buona notte, Karalit.

— Che mio fratello bianco riposi tranquillo, — rispose l'esquimese.

L'ex-baleniere si ricacciò nel corridoio, passando sopra a sette od otto cani che si erano rifugiati là dentro, e raggiunse l'automobile.

Le raffiche accennavano a diminuire di violenza, mentre il freddo era rapidamente aumentato.

Sulle coste della baia le onde si frangevano sempre con estrema violenza, rumoreggiando sinistramente nella notte cupa.

Dik si cacciò sotto la capote, si sdraiò sui soffici cuscini, si avvolse per bene nella sua pelle d'orso nero e si addormentò placidamente dopo d'aver mormorato più volte: