I due partners si trassero da parte e levarono dalla tasca il loro cronometro d'oro, per la ripresa dei cinque minuti.

Il canadese e l'americano s'inchinarono dinanzi a miss Ellen e si mossero incontro stringendosi la mano all'americana, vale a dire a rischio di disarticolarsi le braccia, mentre i diecimila spettatori prorompevano in un ultimo e più rimbombante hurràh.

Si erano messi in guardia, coi pugni ben postati all'altezza del viso, fortemente appoggiati sulla gamba destra, in una posizione la quale dimostrava come entrambi dovessero conoscere profondamente la terribile e pericolosissima arte della boxe.

Gli hurràh erano bruscamente cessati. Un profondo silenzio regnava nella pista, rotto solo dal soffio affannoso dell'automobile di miss Ellen Perkins.

Si sarebbe detto che tutte quelle persone non respiravano più. I due campioni si guardarono per alcuni istanti nel bianco degli occhi, poi l'americano fece il primo passo tirando al canadese un formidabile fist-shoke che, se l'avesse colto giusto, gli avrebbe fracassata almeno una costola o mandati alcuni denti a passeggiare nella pista.

L'avversario, quantunque in apparenza sembrasse molto meno robusto, aveva parata la botta con tale velocità e maestria da strappare, agli spettatori, un vero urlo d'entusiasmo.

Perfino miss Ellen si era degnata di approvare con un gesto del capo.

By-good!... — brontolò l'americano, sconcertato. — Non vi credevo così forte, signor di Montcalm.

Mi tenevo sicuro di spazzarvi via subito, mentre ora mi accorgo d'aver di fronte un boxer di prima forza.

Bah!... Vedremo la fine!... —