Il canadese e lo studente sotto quelle scosse incessanti si urtavano l'un l'altro con grande pericolo di rompersi la testa.

Dik, aggrappato al volante, stava invece saldo come un blocco di granito e non cessava di aumentare la velocità, poco preoccupandosi della vettura.

Quella corsa pazza durava da un paio d'ore, quando alcune detonazioni rimbombarono in lontananza.

— Rallenta, Dik!... — gridò il canadese. — Siamo vicini a qualche forte.

— Che vi siano dei cacciatori qui? — chiese lo studente.

— Quelli della Compagnia delle Pelliccie.

— Allora Churchill non è lontano.

— Ah!... Come scappano!... —

Presso una collinetta erano comparsi degli animali somiglianti ai daini, ma molto più alti e più grossi di quelli comuni. Erano cinque o sei e fuggivano con grande rapidità sollevando, nella loro corsa sfrenata, coi robusti zoccoli, un turbinìo di nevischio.

— Che cosa sono? — chiese lo studente, il quale aveva preso un fucile, colla speranza di fare un buon colpo.