— Daini mooses, e se vi piace meglio, dei mangiatori di legno. È inutile che sprechiate una palla; qualcuno sarà già rimasto a terra poichè i cacciatori della Compagnia quasi mai mancano il bersaglio.

Ah!... Eccoli!... —

Due uomini coperti di pelli villose ed armati di fucile, muniti di racchette di rete per poter camminare anche sulla neve molle, erano comparsi a circa cinquecento passi dall'automobile la quale avanzava lentamente.

Vedendo la macchina si erano arrestati, poi entrambi, con una mossa simultanea, avevano puntate in aria le loro carabine scaricandole.

— Rispondete al saluto, Dik, — disse il canadese.

Un urlo lacerante che durò parecchi secondi, mandato dalla piccola sirena, risuonò per l'aria, ripercuotendosi contro la collinetta.

I due cacciatori affrettarono il passo ed in pochi istanti raggiunsero l'automobile, la quale si era arrestata dinanzi ad un bastione di neve.

Erano due giovani di forme vigorose, con barbe appena nascenti, gli occhi azzurri ed i capelli biondi, distintivi delle razze nordiche.

— Buon giorno, signori, — disse il più attempato dei due, portandosi una mano al cappuccio di pelle d'orso che lo riparava per bene dai grandi freddi e dai venti taglienti del settentrione. — Come mai vi ritroviamo qui, mentre quattro giorni fa eravate sulle coste del Labrador? —

Il canadese, udendo quelle parole, aveva fatto un soprassalto.