— Ha resistito meravigliosamente e le sue ruote non hanno ceduto.
— Sicchè potremo riprendere la nostra corsa dentro questa galleria?
— Quando vorrete, signore. Ecco, udite come il motore funziona ancora perfettamente? I colpi sono regolarissimi.
— Allora, mio caro Walter, imbarchiamoci.
— Non desidero di meglio, signor Gastone, — rispose lo studente.
Rimontarono sui comodi sedili, ben felici di essersela cavata così a buon mercato: Dik riprese il volante ed il treno si rimise in moto sfondando impetuosamente i cumuli di neve.
Quella galleria si presentava meravigliosamente bella. La vôlta, formata da una crosta di ghiaccio ben consolidato, dello spessore di qualche metro, si manteneva ovunque ad un'altezza variante fra i quattro ed i cinque metri, mentre le due pareti, costituenti le rive del fiume, distavano cinquanta passi l'una dall'altra.
Una luce diafana, stranissima, trapelava attraverso lo strato superiore su cui si rifrangevano in quel momento i raggi dell'astro diurno.
Il piano poi si svolgeva con larghi serpeggiamenti, come una splendida pista, con pochissimi ostacoli, poichè la superficie del fiume doveva essersi gelata quasi tutta d'un colpo, forse durante la bufera dei giorni precedenti, senza lasciare il tempo alla formazione dei piccoli, eppure noiosissimi hummoh.
Il fragore che produceva l'automobile, lanciato ad una velocità di quarantacinque miglia all'ora, era impressionante. Un rombo continuo si propagava sotto quella vôlta interminabile, ripercuotendosi indefinitamente. Un urlo della sirena era sembrato lo scoppio d'una gigantesca mina.