Un istante dopo un urlo interminabile lacerava l'aria. Essendo il motore sempre in funzione, Dik aveva aperto la valvola della sirena e le urla stridenti si succedevano con un fracasso infernale.
I ventiquattro o venticinque buoi muschiati che arrivavano a corsa sfrenata, udendo quelle note, si divisero in due piccole colonne, passando a destra ed a sinistra dell'automobile, senza osare di attaccarlo.
Probabilmente l'avevano scambiato per una belva terribile, qualche enorme orso di nuovo genere, di colore oscuro anzichè bianco.
Vedendo però il carrozzone, uno di loro vi si scagliò addosso con tanta furia che le sue corna attraversarono le tavole rimanendovi confitto.
Walter, che vegliava ad una delle piccole finestre, fu pronto a fulminarlo cacciandogli una palla nel cranio.
Gli altri, impressionati forse dallo sparo ed anche dalle urla laceranti della sirena che non dovevano cessare finchè vi era benzina nel serbatoio, ripartirono a corsa furiosa prima ancora che il canadese e Dik avessero potuto far fuoco, arrestandosi a cinque o seicento metri di distanza.
— Per tutti i centomila fulmini di Giove!... — esclamò lo studente. — Parola d'onore che non credevo questi animali così terribili.
Valgono bene gli orsi bianchi, signor Gastone.
— Se non sono peggiori, — rispose il canadese.
— Ed ora, ci assedieranno?