Il ghiaccio si era gonfiato sotto di loro ed il treno era stato spinto in alto con un rombo spaventevole.

Per un momento i tre esploratori credettero che tutto fosse finito e che s'aprisse qualche immensa spaccatura, invece nulla accadde.

Il pak, dopo d'aver vibrato e dopo d'aver oscillato in tutti i sensi come se fosse diventato una massa liquida, s'abbassò bruscamente riprendendo il primiero livello.

Tre o quattrocento passi più innanzi però una torre di dimensioni enormi si era innalzata per cinquanta o sessanta metri, e dopo d'aver oscillato spaventosamente si era sfasciata, scagliando dei massi del peso di parecchie tonnellate, in tutte le direzioni.

La pressione del ghiaccio si era sfogata, e pel momento più nessun pericolo poteva minacciare i tre audaci esploratori.

— Credevo già di vedermi in fondo al mare, — disse lo studente, il quale era ancora pallidissimo. — Signor Gastone, l'abbiamo scappata bella.

— Anch'io per un istante ho creduto che tutto fosse finito, — rispose il canadese. — Se quella torre fosse sorta trecento passi più vicina, l'automobile ed anche il carrozzone sarebbero stati sminuzzati.

— E noi con loro. Che belle bistecche per gli orsi bianchi! Che il pak si risollevi? —

Invece di rispondergli, il canadese si volse verso Dik il quale, abituato a quei terribili spettacoli, non appariva affatto impressionato e gli disse:

— Lanciate e cerchiamo di guadagnare la terra ferma. Il freddo è aumentato d'un altro grado e le pressioni continueranno chissà per quanto tempo, il pericolo esiste qui come più innanzi.