Sfidiamolo. —

L'ex-baleniere scosse il capo, poi rimise in movimento il motore ed approfittando d'un momento di calma, scagliò le vetture a cento chilometri di velocità.

Aveva pur lui compreso che solo la terra ferma avrebbe potuto salvarli da un disastro spaventevole che poteva succedere da un momento all'altro.

Ben presto la corsa del treno divenne fulminea. Pareva che volasse, tutto avvolto in un turbinìo di sottilissimi aghi di ghiaccio i quali balenavano stranamente sotto gli ultimi raggi del sole.

Di quando in quando faceva dei balzi giganteschi e rollava disperatamente come un veliero sbattuto dalla tempesta, fra i mille muggiti delle formidabili pressioni che si potevano benissimo scambiare pei muggiti delle onde in furore, completando così l'illusione.

Intorno, il pak si sollevava, crepava, detonando, si alzavano bruscamente immani colonne di ghiaccio spinte in alto dalle possenti strette e che poi, come sempre, crollavano, lanciando a grandi distanze i loro blocchi i quali rimbalzavano in tutte le direzioni.

— Dio!... Comincio ad aver paura!... — aveva esclamato lo studente. — Raccomandiamo le nostre anime. —

Vi era infatti da aver paura delle tremende convulsioni dell'immenso banco di ghiaccio, il quale s'apriva e si rinchiudeva come se sotto le acque un formidabile terremoto scuotesse le estreme parti del mondo settentrionale.

La terra di Devon era scomparsa fra una cortina di nebbie scendenti dal nord, ma l'ex-baleniere aveva la bussola dinanzi a sè, e quantunque l'ago fosse così inclinato da toccare quasi la rosa dei venti in causa dell'attrazione magnetica del polo, funzionava ancora abbastanza bene per non ingannarlo sulla vera direzione.

Ed intanto il treno continuava a correre, rombando spaventosamente, fra una vera tempesta di ghiacciuoli che cadevano non si sapeva da qual parte, lambendo profondi crepacci in fondo ai quali il mare rumoreggiava tentando di montare alla superficie del pak, saltando e balzando sopra i blocchi di ghiaccio disseminati in tutte le direzioni.