Il canadese era diventato più taciturno di Dik; lo studente aveva perduto completamente il suo buon umore.
Di fronte a quel disastro non si sentiva più in grado di scherzare. Preferiva dare, di quando in quando, qualche bacio alla bottiglia per combattere alla meglio quel freddo feroce che non accennava affatto a diminuire.
La notte era scesa, una notte oscurissima marina, e la tempesta non cessava d'infuriare.
La neve continuava ad accumularsi intorno all'automobile formando dei bastioni alti tre ed anche quattro metri, che di quando in quando venivano sfondati dalla furia del vento polare.
— Bella notte, — disse ad un tratto lo studente, dopo di aver sbadigliato come un orso. — Che domani ci svegliamo con un contorno di ghiaccio? E la cena?
— Andate a prendervela nel carrozzone, — disse il canadese.
— Se le pressioni fossero cessate mi ci proverei, signor Gastone, anche perchè io non sono mai stato abituato a coricarmi senza aver prima cacciato qualche cosa nel mio ventre, fosse pure un miserabile biscotto bagnato con un po' di gin.
— Non vi consiglierei di avventurarvi sul pak con un simile tempo. Non andreste certamente molto lontano.
— Freddo e ventre vuoto!... Questo non può durare.
— Volete un altro consiglio?