— Infatti, signore, io ho letto in non so quale libro della biblioteca di Cambridge, che in tempi remoti i mammouth abitavano la Siberia e le grandi isole dell'oceano polare.
— Non tanto remoti quanto credete, amico, — rispose il canadese. — Nel 1900, se ben ricordo, giungeva all'Accademia di Pietroburgo la strabiliante notizia che un cosacco aveva scoperto sulle spiaggie dell'oceano polare, in un luogo assolutamente deserto, il cadavere di uno di quei colossali pachidermi in uno stato di conservazione splendido.
Aveva ancora intorno alle sue ossa la carne, e la pelle era ancora coperta di peli: non gli mancava che la proboscide.
— Nel 1900 avete detto?
— Sì, Walter. Ammetto che il ghiaccio abbia conservato a lungo la carne di quel colosso, ma ammetterete pure che non l'avrà conservata per secoli e secoli.
Ciò vuol dire che i mammouth se sono veramente tutti scomparsi, sono finiti molto recentemente.
Ed infatti Behering affermava di aver veduto sulle isole dello stretto degli animali giganteschi, i quali potevano benissimo essere dei pachidermi.
— E fu ricuperato quell'animalaccio?
— Il governo russo, appresa la notizia di quella scoperta, mandò subito in Siberia il conservatore delle collezioni zoologiche di Pietroburgo, ed il mammouth, che si era affondato in mezzo ai ghiacci, poco lontano dal villaggio di Sredne Kolynk, fu portato in Russia non senza grandi difficoltà, non esistendo allora nessuna linea ferroviaria fino agli Urali.
Oggi lo scheletro di quel bestione figura nel museo imperiale di Pietroburgo.