— Spicciatevi!... — disse l'americano.
Accese un grosso sigaro, essendo la cena ormai terminata, e si fece condurre nel gabinetto del proprietario, il quale stava seduto dinanzi ad una monumentale cassa-forte, tutto immerso nella lettura d'una copia del New-York Herald.
— Mister, — gli disse senza preamboli Torpon, — è libero tutto l'ultimo piano del vostro hôtel?
— Disgraziatamente sì, mio gentleman, — rispose l'albergatore, il quale avendo riconosciuto subito il personaggio che aveva ordinata quella cena luculliana e costosissima, era diventato subito molto amabile. — La stagione è cattiva e gli affari non prosperano al principio dell'inverno e....
— Vorreste affittarlo tutto a me per quarantotto ore?
— Tutto!... Vi sono trenta stanze ed una sala lassù, mio gentleman.
— Non importa: fissate il prezzo. Io non ho l'abitudine di lesinare. —
L'albergatore si lisciò due o tre volte la sua barba da becco e guardò con sorpresa il suo compatriotta.
— Ma.... ditemi, aspettate molti altri amici forse?
— Niente affatto. Non siamo che noi quattro.