Che cosa poteva essere stato? Si sarebbe detto che qualcuno aveva fatto scattare a vuoto il cane di una grossa rivoltella.
Il canadese si era raddrizzato, dilatando spaventosamente le pupille. Cercava, cercava nell'oscurità che si stendeva dinanzi a lui, implacabile, impenetrabile.
— Sarà stato il legname, — mormorò, dopo alcuni istanti d'angosciosa attesa. — Vi sono delle travi sul soffitto. —
Si terse colla sinistra la fronte, copertasi subito d'un freddo sudore, poi tornò a rannicchiarsi a lato del pianoforte.
Nell'abbassarsi però, la punta del coltello urtò sulla tastiera ed una nota ruppe bruscamente il profondo silenzio che regnava nella sala.
Quel suono, un do profondo, aveva fatto vibrare l'aria tenebrosa, ripercuotendosi lungamente sotto il soffitto e negli angoli della sala.
Il canadese ebbe un sussulto.
— Mi sono tradito, — mormorò.
Pronto come un lampo si gettò sul tappeto e scivolò silenziosamente verso il centro, almeno così credeva, della sala, poi si raddrizzò.
L'americano, avvertito da quel suono non ancora del tutto spento, doveva ormai essersi diretto verso l'istrumento, per sorprendere l'avversario e forse inchiodarlo, con una tremenda coltellata, sulla tastiera.