Al volante stava una bellissima giovane, dai capelli biondissimi, con riflessi d'oro, occhi azzurri stranamente variegati, dai lineamenti un po' forse troppo energici per essere una donna, dalla vita sottile come una vespa, che indossava un ampio gabbano di seta cruda adorno di pizzi di gran valore e che guidava con una sicurezza meravigliosa.

Dietro di lei stavano due giovani, seduti ad una certa distanza l'uno dall'altro, fra i venticinque ed i trent'anni, l'uno bruno e baffuto, d'aspetto distinto, e l'altro biondastro, un po' tozzo e sbarbato come un prete anglicano.

Più indietro ve n'erano altri due, d'aspetto terribile, massicci come bisonti, di statura gigantesca, con certe mani e certe braccia da mettere un senso di terrore anche agli uomini più muscolosi degli Stati Uniti ed anche del Canadà.

L'automobile, guidato dall'intrepida miss con una sicurezza e destrezza meravigliosa, si slanciò con velocità fulminea nella pista, descrisse sempre in volata due giri fra gli applausi clamorosi degli spettatori, poi si arrestò proprio nel centro, quasi di colpo.

Miss Ellen, che doveva possedere dei muscoli proprio americani, aveva frenato a tempo, strappando ai diecimila uomini che si stringevano addosso alla rozza cinta ed ai bars improvvisati, un vero urlo di ammirazione.

— Signor mio, — disse un giovanotto di ventiquattro o venticinque anni, coi baffetti biondi, di forme quasi erculee, ad un grosso americano tutto chiuso in una monumentale pelliccia e con tanto di cilindro in capo, alto quanto la canna d'un camino, che pure urlando non cessava di centellinare un bicchiere di gin cok tail (acquavite fortissima). — Quella splendida creatura maneggia il suo automobile meglio del più famoso chaffeur d'America e d'Europa. —

L'americano, che stava per lanciare il suo centesimo hurràh, si volse verso il giovane e lo guardò quasi con compassione.

Bevette un'altra lunga sorsata del suo gin cok tail, poi gli chiese un po' ironicamente:

— Ma di dove venite voi?

— Dall'Inghilterra.