— Per centomila caimani!... — esclamò il boxer, un po' spaventato. — Non vi ricordate più dunque del duello all'americana che avete sostenuto con mister Torpon? Avete perduta la memoria, mio caro allievo? —
Il canadese sgranò gli occhi, poi si battè la fronte, mossa che gli fece fare una smorfia, strappatagli dal dolore, poi chiese con voce alterata:
— L'ho ucciso? —
Il maestro di boxe indugiò un momento prima di rispondere.
— Signor di Montcalm, — disse poi, — bisogna proprio credere che esista un destino.
— Perchè dite questo, mister Hill?
— Perchè non può essere stato che il destino, quel destino che vi perseguita con un accanimento incomprensibile in tutte le vostre lotte, a guidare le vostre mani ed i vostri coltelli in modo da ferirvi reciprocamente nello stesso punto e probabilmente nelle medesime condizioni di gravità.
— Che cosa dite?
— Che vi siete accoltellati reciprocamente, senza uccidervi.
— Infame destino!...