Ma il suo era uno di quei cuori che dimenticano le proprie ferite per curare le altrui; e anche ne la dolorosa oppressione del suo spirito, ella trova parole materne per Giacomo e vuol adoperarsi a farlo uscire di Recanati, poichè questo ormai è il supremo desiderio di lui. Pel nipote fa quello che non avrebbe mai fatto per sè stessa, chiede un'udienza al cardinale Segretario di Stato a fine di raccomandargli il grande e infelicissimo giovane, cui ella vorrebbe venisse concesso il posto vacante di professore di latino a la Biblioteca Vaticana. Non si stanca di cercar persone che insistano a favore di lui; le dicono che il Mai potrebbe molto ed ella prega amici e conoscenti che lo dispongano in favore del nipote. Questi le diviene sempre più caro, perchè sempre più ella comprende quanto le somigli nella delicata, profonda sensitività: «Gli animi sensibili si conoscono, s'intendono, si amano.» (Lettera 21 marzo 1821.) Pure la gentile Ferdinanda si duole di questa sensitività, perchè comprende che è causa di intimi strazi, da cui la vita è amareggiata per sempre; consiglia il suo Giacomo a rendersi il cuore più forte, più fermo; forse allora potrà essere meno infelice. «Ma se non l'ottenete.... Ebbene riposate nei cuore vostro, che sarà sempre migliore di quello degli altri; chè rare volte si combinano de' cuori umani sensibili e onesti.»
Le sue premure per la cattedra non riuscirono a nulla, perchè quel posto era già promesso ad altri; così Ferdinanda non ebbe la tanto desiderata gioia d'aversi Giacomo vicino.
Le ultime lettere di lei rivelano una grande stanchezza, un languore invincibile, ma fino l'ultima è ardente d'affetto pur ne le malinconiche parole che si riferiscono ai parenti di Giacomo, i quali si erano mostrati offesi da l'insistenza di lei, che voleva ad ogni costo togliere il nipote a la micidiale tristezza in cui si consumava a Recanati. A questo proposito Teresa Teia Leopardi scrive ne le sue Note biografiche: «La sua tenerezza per Giacomo le fece oltrepassare i limiti di una prudente intervenzione tra lui ed i suoi genitori. Ne so abbastanza su quelle intime scaramucce.» Queste scaramucce accrescevano l'amarezza de la marchesa Melchiorri, che lentamente si avvicinava al sepolcro, rassegnata ai voleri del Cielo, ma col cuore oppresso da mille pene: Monaldo non le rispondeva più, ed ella scriveva al nipote, e furon le ultime parole che gli rivolse: «Mille cose.... a chi poi?... A chi si ricorda di me in casa vostra; vogliamo dire, caro Giacomo, che tu parlerai sempre solo a te stesso di me! Basta. Saluti a tutti.» (Lettera 29 maggio 1822.) Così, ne la sua mortale spossatezza, Ferdinanda si scuoteva per raccogliere le proprie forze nei suoi gentili affetti, e non potendo forse scrivere a lungo, diceva a Giacomo di pensar egli stesso le espressioni de l'amore di lei assicurandolo ch'ella vi consentiva per quanto grandi fossero.
In quell'estate, andando a Nocera pei bagni, da cui sperava poter ritrarre qualche giovamento a la malferma salute, vi moriva senza avere avuto la gioia di riabbracciare il nipote, ch'ella aveva amato come una madre vera; e, ironia de la sorte, nel novembre di quello stesso anno 1822, Giacomo otteneva finalmente di recarsi a Roma con lo zio Antici. Ella, la buona anima gentile, non era più là per accoglierlo e fargli festa, ma dal cielo forse sorrideva al grande spirito di lui che ella, prima fra i parenti, aveva saputo comprendere.[13]
NOTE.
[11]. La famiglia Melchiorri originaria di Recanati vi ebbe sede fino a l'anno 1568, in cui Benedetto Melchiorri trapiantò un ramo di quella casa in Roma, dove già risiedeva il fratello di lui monsignor Girolamo, vescovo di Macerata e di Recanati. Marcello figlio di Benedetto ebbe la primogenitura instituita da lo zio Girolamo; acquistò il feudo di Torrita che gli diede titolo baronale; sposò la Pantasilea Massimi e fece erigere il magnifico palazzo Melchiorri. Spentosi nel 1757 il ramo romano di casa Melchiorri, vi sottentrò il ramo recanatese.
[12]. Vedi Lettere scritte a Giacomo Leopardi dai suoi parenti, edizione curata su gli autografi da G. Piergili (Firenze, Le Monnier, 1878; in 16º, di pag. XXVII-304). Lettera di Ferdinanda, 18 dicembre 1819, pag. 4. In questo volume sono contenute tutte le lettere importanti di Ferdinanda; in famiglia ne rimane solo qualcuna scritta ne l'adolescenza da l'istituto di Pesaro. Nel volume si trovano anche tutte le altre lettere de la Melchiorri qui citate.
[13]. Il comune di Nocera Umbra porrà quest'anno (1898) una lapide commemorativa ne la chiesa ove Ferdinanda è sepolta. De la marchesa Melchiorri non fu possibile trovare alcun ritratto. Si sa che di lei giovanetta venne fatta una bella miniatura, la quale però andò smarrita.