Finchè Adelaide visse, Paolina, anche innanzi e ben innanzi con gli anni, fu tenuta sempre come una ragazza: non poteva uscir sola, e d'ordinario, già cinquantenne, soleva farsi accompagnare da una buona donna di Recanati, Artemisia Fucili, divenuta sua confidente, e seguire dal servo Benedetto Benedettucci in livrea. Un di ottenne d'andar a Loreto con l'amica, ma venne rimproverata perchè fu di ritorno troppo tardi, e quando la sua compagna per scusarla notò timidamente ch'ella non usciva quasi mai di casa, si narra che Adelaide soggiungesse: «Bella ragione, è tanto grande la nostra casa, altro che Loreto!»[24] Morta la madre, ella si trovò ricca, e mentre da un lato, divenuta usufruttuaria del patrimonio, frugalissima per natura e di abitudini modeste, ella spendeva poco e mal volentieri anche per la cura de le campagne; da l'altro, ancora bambina ne l'animo, benchè poco lungi dai sessant'anni, godeva di vestire con grande sfarzo, di seguir a puntino le mode più capricciose, facendo venire una sarta appositamente per lei, da Ancona a Recanati. Un ritratto ce la rappresenta già vecchia con un amplissimo abito a enormi scacchi ornato di trine; nel suo buon viso avvizzito solo l'altissima fronte ricorda Giacomo, benchè molti asseriscano che ne la sua gioventù ella gli somigliasse assai.

Generosa di cuore, malgrado quella ritenutezza a spendere, che parve in lei ed in Carlo una malattia de l'età, di rado sapeva negare il suo aiuto, e al servo Benedettucci donò persino la culla di Giacomo, che sarebbe stata per la famiglia un preziosissimo ricordo. Ella amava trattenersi a tarda sera sola in giardino, e guardando quelle paterne aiuole, su cui scintillavano le vaghe stelle de l'Orsa, ascoltando la rana gracidante nei campi e il canto di qualche contadino, certo rievocava l'immagine del fratello, cui quei luoghi e quei suoni avevano inspirato tanta dolcezza di poesia. Una sera, così passeggiando, s'incontrò in un ladro che stava per rubare dei limoni; senza gridare, nè chiamare aiuto, ella cacciò con severe parole l'intruso.

Negli ultimi anni uscì di Recanati parecchie volte: con la Fucili fece una gita di tre giorni in Ancona, un'altra a Grottamare, divertendosi come una bambina. Nel 1867 volle andare in pio pellegrinaggio a Napoli per visitarvi la tomba di Giacomo e de le liete reverenti accoglienze ricevute fu orgogliosa e commossa.

Di tali sentimenti duole ella parli assai poco ne le lettere scritte ad Artemisia Fucili; è da notare però che questa era una buona, ma povera donna, da cui forse certe espansioni non sarebbero state comprese.

Timorosa del freddo che la faceva soffrire assai, ne l'inverno del 1869 Paolina scelse Pisa per sua residenza temporanea, memore de l'amore che Giacomo aveva avuto per quella gentile città e del sollievo che quel dolce clima gli aveva dato; e forse mentre i suoi occhi stanchi avranno contemplato il divino spettacolo del tramonto riflettente le sue fiamme ne le acque de l'Arno, il suo cuore si sarà commosso al ricordo del grande fratello che ne la bellezza de la natura aveva trovato uno dei pochi sublimi conforti a la vita travagliata. In una gita a Firenze ammalò di bronchite e tornata a Pisa dopo pochi giorni vi morì il 13 marzo 1869. La Teja, che l'assistette negli ultimi momenti, scrive: «Mi fu concesso di accorrere al suo letto di morte. Giunsi in Pisa l'11 marzo nel mattino, e più non la lasciai. Al mio arrivo essa mi mostrò una lettera che mi scriveva e che conservo, dicendomi con la sua grazietta infantile: hai fatto bene di venire, perchè non so come avrei continuato a scrivere.» A la Teja nel suo testamento lasciava con affettuose parole alcuni mobili, il suo ritratto e una carrozza: suo erede instituiva il nipote Luigi.

Per la pietà dei figli di Pier Francesco, la salma di Paolina ebbe l'ultimo ricetto in Recanati, ne la chiesa di Santa Maria di Varano, e su la sua tomba si legge quest'epigrafe:

PAOLINA LEOPARDI
NATA IN RECATATI IL 1º OTTOBRE 1800
MORTA IN PISA IL 13 MARZO 1869
VOLLE ESSERE QUI RICONDOTTA
A DORMIRE FRA I SUOI CARI
ANIMA DOLCE
TERESA TUA
CHE CORSE PER TROVARSI ALLA TUA PARTENZA
E CARLO
CHE PER ULTIMO NOMINASTI
POSERO QUESTO SEGNO DI UNA MEMORIA
CHE DURERÀ IN LORO QUANTO LA VITA.

NOTE.

[14]. Vedi Lettere scritte a G. L. da' suoi parenti, edizione curata da G. Piergili. Firenze, Le Monnier, 1878, pag. XXII. Da questo volume sono tratte anche le altre lettere dei parenti a Giacomo qui citate.

[15]. Questa lettera si legge a pag. XXIII e XXIV de le note al volume citato di G. Piergili.