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Morto il Leopardi, Antonio e Paolina tornarono ne la casa paterna, forse per cercarvi un conforto o ad ogni modo perchè non v'era più ragione che ne stessero lontani. Due anni a presso tutta la famiglia mutò dimora e andò ad abitare nel palazzo De Flavis, di fronte a quella casa Giura del vico Pero, che doveva ricordar ai fratelli il caro defunto. Paolina ed Antonio, che non volevano lasciare il rione di Santa Teresa, nel 1851 fecero di nuovo famiglia da sè, andando ad abitare nel palazzo Mantone, dove più tardi Antonio comperò l'appartamento nel quale dimorava.
Qual fosse l'animo di Paolina dopo la morte del Leopardi non sappiamo, ma possiamo facilmente immaginarlo, se ripensiamo a l'affetto ch'ella gli avea dimostrato. Antonio dice che fu lei ad avere il primo pensiero del monumento che Michele Ruggiero eseguì e che rimane ne la chiesetta di San Vitale, modesto sepolcro, ma tale da commuovere ogni animo gentile, come il Leopardi si era già commosso presso a l'umile tomba di Torquato Tasso in Sant'Onofrio.
«Là, — disse il Nencioni, — il suo cuore irrigidito si commosse — e il poeta di Nerina e d'Aspasia s'inginocchiò e pianse su le ceneri del poeta di Erminia e di Armida.»
.... tomba fregiar d'uom ch'ebbe regno
Vuolsi e por gemme ove disdice alloro:
Qui basta il nome di quel divo ingegno
(Alfieri.)
Il sepolcro del grande Recanatese è vicino a quello di Virgilio ed a quello del Sannazzaro; ma egli non deve lamentarsene come gli pareva che avesse avuto a pentirsi il Guidi d'aver desiderato d'esser sepolto poco lungi dal cantore de la Gerusalemme; non ha da lamentarsene, perchè quale che sia la gloria del divino Virgilio, non mancheranno a le ceneri di lui, non meno grande del grande Latino e tanto infelice, le lacrime di una reverente pietà e di una calda ammirazione.
Pur nella tomba che la tua soverchia