La musica continuava a sonare nel cortile e la voce nasale di donna Camilla echeggiava monotona nella sala.

—Se fosse geloso del suo nome avrebbe conservato il patrimonio, non si sarebbe messo a fare il giornalista e il mestiere dello speculatore, avrebbe avuto vergogna di farsi amico di certa gente, che un tempo non poteva neppur sognare di avere una stretta di mano da un Urbani....

La duchessa tagliava le parole in bocca alla nuora e difendeva il figlio a spada tratta, senza convinzione, per il solo piacere di farle dispetto.

Don Pio non fiatava; raggomitolato su sè stesso, pareva non udisse nulla, neppure la disputa fra le due signore.

A un tratto si alzò, posò un bacio sulla fronte della madre, e andò di là ordinando ai servitori di regalare del denaro ai musicanti affinchè cessassero di sonare.

Pochi minuti dopo, col sigaro spento fra le labbra, era nella stanza di Ubaldo alla Stampa. Vi era entrato nell'assenza di lui, per guardare una grande fotografia di Maria che era appesa sopra la scrivania, e la fissava desolato pensando alle speranze che aveva fondate sul viaggio a Venezia, sulla gita a Rovigno, distrutte tutte dalla gelosia di donna Camilla.

—Che maledizione, che seccatura è mai quella donna!—pensava fra sè atteggiando le labbra a un sorriso amaro.

Nell'udire dei passi nella stanza vicina gettò gli occhi su un giornale, che era spiegato sulla scrivania, e finse di leggere.

Il Rosati e Ubaldo, avendo saputo che il principe era in redazione, erano venuti a cercarlo per parlargli dell'onorevole Carrani.

—Creda,—diceva l'Ubaldo,—l'onorevole Carrani trascina il giornale sopra una via pericolosa, gli fa sposare troppo apertamente i suoi risentimenti personali, lo rende antipatico ai lettori; non può non essersene accorto anche lei.