—Deporre il mandato di deputato.

—Non ci tengo punto e non ho fatto nulla per esser rieletto.

—Partire per un lungo viaggio, farti dimenticare, e tornando, andare al Vaticano a far atto d'ossequio al Santo Padre.

Un lieve sorriso comparve sulle labbra di don Pio.

—Quanto si divertiranno alle mie spalle i giornali!

—E quanto ti vilipenderanno se non paghi i tuoi impegni,—rispose donna Camilla.

—E l'aiuto di dove viene?—domandò il principe.

—Di dove può venire se non da chi ha premura che i grandi nomi delle più illustri famiglie romane non sieno trascinati nel fango, da dove, se non da chi ha a cuore che tutto quello che rappresenta il passato e può rappresentare l'avvenire non perisca, non precipiti?

Don Pio non chiese altro, ma rimase esitante e pensoso fissando la madre come se attendesse da lei un consiglio, un suggerimento.

In quel momento di sotto al palazzo Urbani passava una compagnia di soldati, che recavasi al Quirinale a cambiar la guardia; passava silenziosa senza che la musica l'annunciasse. Quello scalpiccio di un centinaio d'uomini fece trasalire il principe, egli credè che i lavoranti stracciati, affamati, lividi dalla febbre fossero giunti dinanzi al palazzo chiedendo pane.