Su in alto figure di Sibille, di Profeti, di Apostoli, severe, grandiose, più scolpite che dipinte dal pennello michelangiolesco: sulla parete di fondo il tetro Giudizio universale, una protesta dell'austero fiorentino contro il fasto, i vizii, le corruzioni dei grandi, e più basso questi grandi in carne e ossa, noncuranti di quella condanna.
Sulle pareti laterali invece tanti affreschi del Perugino e dei maestri toscani del suo tempo, ispirati a una fede meno ragionata e meno filosofica di quella del Buonarroti, ma più ingenua, più illimitata e per questo più efficace.
In faccia alla parete del Giudizio si ergevano le tribune delle signore, affollate da una turba elegante e ciarliera, che portava in quel luogo sacro gli strascichi dei pettegolezzi della città e il profumo di gardenia e di violetta. Sotto alla prima tribuna di sinistra un piccolo palco, sul quale il gran maestro dell'ordine di Malta col petto fregiato della croce e lo spadone appoggiato al muro, stava ritto, impettito mostrando a tutti la sua alta figura bonaria e pareva pago del suo dominio di un giorno. Accanto a quel palco, in una tribuna più bassa, i rappresentanti delle grandi e delle piccole potenze, dal generale in uniforme rossa inviato dalla regina d'Inghilterra e imperatrice delle Indie al mellifluo rappresentante del principato di Monaco; a destra la tribuna delle dame del corpo diplomatico e delle patrizie che contano papi e cardinali nella famiglia, alcune col petto fregiato di decorazioni.
Davanti a queste tribune la balaustra marmorea, e sotto, gentiluomini che portavano i più bei nomi di Roma.
A sinistra il trono papale con un arazzo disegnato da Raffaello sul fondo e drappeggiamenti di velluto e oro; a destra la tribuna su cui stavano i cantori della Cappella Papale in rocchetto bianco. Sotto a questa, su scanni bassi, i vescovi in abiti monastici o sacerdotali, dall'altro lato i cardinali tutti con la cappa magna rossa, scendente sul tappeto verde e, accoccolati quasi per terra dinanzi a loro, i caudatarj in veste violetta.
Entra il papa in sedia gestatoria, tutto vestito di bianco, con la tiara aurea tempestata di gemme, preceduto dagli esenti della Guardia Nobile, dagli svizzeri e dai flabelli, e un gran silenzio si fa nella Cappella.
Scende il vecchio venerando e sale sul trono. Egli ha a fianco il principe assistente al Sacro Soglio e un cardinale, e la messa incomincia sull'altare che è addossato alla parete del Giudizio Universale, e la Cappella Papale, composta soltanto di voci, empie la magnifica sala di sublimi melodie.
I cardinali si alzano, fanno genuflessioni, si aggruppano, si smembrano, e quei ricchi strascichi di seta e di merletto mettono una nota stridente di rosso nello spazio.
Il papa ogni tanto si alza; il più giovane dei vescovi legge le antifone e il canto accompagna la messa detta in onore del canuto e tremulo vecchio che più volte si fa spogliare di un paramento sacro per indossarne un altro.
Le dame, dalle tribune, parlano fra loro, accennano ai cardinali che conoscono, cinguettano, si mettono dinanzi agli occhi i cannocchiali per non perdere nessuno dei movimenti di quella imponente corte pontificia, studiati prima come in una rappresentazione coreografica.