Maria gli stese la mano ed egli se la portò con riverenza alle labbra.
—Sono tanto consolato,—egli disse ritenendole la mano fra le sue.—Perchè non ho avuto una dolce compagna come lei nella vita? E dei bambini, dei bei bambini,—aggiunse accarezzando il figlio della signora Caruso.
Così il principe della Marsiliana intraprese il breve esilio e Maria tornò a Roma.
Alla stazione attendevala tutta la redazione della Stampa, come un tempo andava a attendere don Pio reduce dai suoi viaggi.
Ubaldo, molto abilmente aveva fatto accettare dalla redazione quel cambiamento di proprietario. L'osso duro era stato il Rosati, che già la faceva da padrone prima, ma Ubaldo si era accomodato anche con lui, dandogli per una tenue somma un carato di proprietà e ora lieto e trionfante conduceva la moglie nel quartiere che le aveva fatto preparare in fretta al secondo piano dell'edifizio eretto da don Pio. Quell'uomo utilitario prometteva a sè stesso di far fruttare gl'immensi capitali che il principe aveva profusi nel giornale, e la possibilità della ricchezza e della possanza gli dava quell'aspetto calmo e trionfante, che hanno quasi tutti quelli che non sognano nel mondo altri beni.
XVII.
Era la mattina di una nebbiosa e tepida domenica d'inverno e la grande città usciva appena dalla quiete notturna che già un insolito movimento si vedeva per le vie che conducono a San Pietro. Le carrozze si succedevano alle carrozze; alcune recanti cardinali, vescovi europei o orientali con le lunghe barbe, diplomatici in uniforme, gentiluomini della corte papaie, signore velate e signori in giubba col petto coperto di catene e decorazioni pontificie o straniere. I carabinieri a due a due stavano impalati a riparo dei portoni e pareva facessero ala al pomposo corteggio che, giunto in piazza San Pietro, si divideva, poichè le carrozze dei diplomatici e dei dignitari della corte pontificia penetravano nel cortile di San Damaso e quelle degli invitati si fermavano davanti al portone di bronzo, dietro al quale stavano schierati gli svizzeri.
Il campanone di San Pietro empiva l'aria di note cupe e sonava annunciando a Roma la grande cerimonia religiosa dell'anniversario della elezione di Leone XIII al pontificato, e su per le molte scale del Vaticano, guardate dai gendarmi maestosi col capo coperto dal pesante morione, era un salire affrettato di dame, un fruscìo di seta e di velluto.
La sala Ducale e la sala Regia erano affollate di gente di minor conto; monache, educande borghesi, frati, cui non era concesso altro che lo spettacolo di veder passare o ripassare la corte papale, e coloro che erano ammessi alla cappella Sistina, il luogo sacrato dalla grande mente del Buonarroti.