—Quanto ci vuole a comprare La Stampa e ad accaparrarsi la redazione?

—Il giornale m'impegno a farglielo avere con 50,000 lire; per accaparrarsi i redattori bastano 20,000.

—E a far vivere poi il giornale?

—Questo dipende dallo sviluppo che il principe vorrà dargli; ma certo la casa Urbani può permettersi questo lusso.

La contessa fissò per un dato tempo la copertina del libro da messa e pareva che seguisse con l'occhio le cifre che vi tracciava mentalmente, e poi disse:

—Tratti pure e informi me dei risultati delle trattative; a mio figlio parlerò io stessa;—e stendendo la mano a Fabio si alzò per congedarlo con un cortese sorriso.

Fabio scese le scale tutto lieto di quell'incombenza. La sua più viva ambizione era sempre stata quella di essere redattore di un giornale, e di un giornale influente. A forza di portare la notizietta, il resoconto di un ballo, la descrizione di un matrimonio, era riuscito a farsi strada in alcuni giornali, e aveva degli amici fra i redattori, ma non aveva mai potuto mettere il nome di un giornale sulla sua carta di visita, non era mai potuto entrare a un teatro gridando alla maschera il nome di un giornale, non era mai stato delegato a rappresentare un giornale in un banchetto politico, in una commemorazione, in qualche solenne cerimonia. Ora tutte queste aspirazioni stavano per realizzarsi; ora la parte di cronista, come romano, gli spettava quasi per diritto. Eppoi in quel contratto di vendita egli avrebbe guadagnato qualcosa e Fabio aveva sempre e poi sempre in mira l'interesse in ogni atto della vita. Non potendo avere ideali sognava il benessere materiale, l'appagamento di ogni desiderio; egli era nato con l'istinto della mediocrità e quest'istinto si sviluppava in lui sempre maggiore con gli anni.

Sul portone del palazzo e mentre ruminava il pensiero di ottenere il giornale con una somma inferiore a quella detta alla duchessa, s'imbattè nel Caruso, e seppe reprimere il moto di dispetto che gli cagionava quell'incontro.

Capiva che ormai bisognava contare con quell'uomo se voleva che il principe fosse eletto, se voleva che acquistasse il giornale, se aveva a cuore davvero l'esito di quella impresa.

Fabio lo salutò dunque cordialmente, e gli stese la mano.