—Ha poche idee,—disse il principe.
—Ma ha molta fede in te, ti è molto affezionato,—disse la duchessa alzandosi.
—Posso assistere al vostro colloquio?—domandò il principe infilando il braccio in quello della madre.
—Sì, amor mio, vieni, vieni pure.
Essi uscirono senza dire una parola a donna Camilla. La piccola signora li guardò mentre uscivano e poi esclamò con accento di dolore:
—Tutto mi allontana da Pio, tutto! Dio mio, datemi forza di sopportare questa orribile solitudine, mandatemi dei figli, dei figli!
IV.
Nella settimana precedente le elezioni generali, ai manifesti di ogni colore che tappezzavano i palazzi, le case, i monumenti di Roma e formavano come una grande cintura intorno all'obelisco di Montecitorio, erano frammisti molti cartelli che ammiravano la trasformazione del giornale La Stampa. Quei cartelli informavano il pubblico che il giornale ingrandiva il formato, portava il prezzo da due a un soldo, avrebbe contenuto articoli d'insigni scrittori, corrispondenze telegrafiche da tutte le parti del mondo, romanzi novissimi; quei cartelli facevano molte altre promesse, che avrebbero lasciato il pubblico indifferente, se fra tutta quella farragine di innovazioni non avesse letto che il giornale trasferiva i suoi uffici al pian terreno del palazzo Urbani. Quella notizia era molto commentata e naturalmente si diceva che il giornale passava nelle mani del principe della Marsiliana, che il principe aveva intenzione di spendere l'osso del collo pur di farsi eleggere e poi divenire ministro.
Nelle redazioni dei giornali i commenti erano più vivi ancora. Tutti i redattori accaparrati dal Rosati per La Stampa, col patto di rimanere per il momento al loro posto e stare zitti, parlavano del giornale e del principe con molta simpatia; gli altri, che speravano di trovare lavoro, di veder migliorate le loro condizioni, di essere accaparrati, chi come cronista drammatico, chi come cronista musicale, o che avevano un romanzo da vendere, approvavano l'impresa di don Pio, e Fabio approfittava di quelle buone tendenze dei giornalisti, invitava a colazione o a pranzo ora questo ora quello, e intanto parlava della elezione del principe, insinuava che l'appoggiassero, paralizzava gli attacchi ed era beato per quell'aureola d'influenza acquistata a un tratto e per le diecimila lire guadagnate sul contratto di vendita della Stampa, di cui un migliaio aveva imprestato ai nuovi colleghi con molto accorgimento.