L'onorevole Carrani parlava con impeto, aveva le movenze pronte e il corpo singolarmente agile e smilzo. Negli occhi gli brillava l'intelligenza e sulla bocca aveva sempre un sorriso sardonico e iroso. Ora l'idea di aver procurato una pena al presidente del Consiglio, che odiava perchè lo aveva voluto escluso dal rimpasto ministeriale, qualificandolo come elemento di disordine, lo consolava di molte amarezze ingoiate con rabbia, e la speranza di combatterlo con piena libertà nel giornale di cui era l'anima, la speranza di abbatterlo un giorno e di esser presidente in sua vece, lo ubriacava quasi.

—L'onorevole Carrani,—disse il principe presentando l'uomo politico alla madre e alla signora Caruso, che erano rimaste a parlare insieme.

—Spero che ella pure vorrà pranzare con noi; stasera è un pranzo giornalistico e tutti quelli che hanno contribuito all'elezione di Pio debbono bevere lo champagne: via, signore, andiamo a metterci a tavola.

La duchessa Urbani infilò il braccio in quello dell'onorevole Carrani, mentre don Pio offriva il suo a Maria e s'incamminava prima attraverso il cortile e poi su per le scale.

Donna Camilla, leggendo un libro di preghiere, aspettava nell'ampia sala da pranzo. Nel sentire aprire la porta si alzò e fece alcuni passi, ma alla vista di tutta quella gente rimase perplessa, e alzò in faccia al marito uno sguardo freddo e interrogativo.

—La signora Caruso,—disse don Pio per tutta risposta.—Sono eletto e ho invitato tutti coloro che mi hanno aiutato in questo lavoro d'Ercole.

—Io non ho fatto nulla,—disse Maria inchinandosi dinanzi alla principessa, che la salutò freddamente.

La duchessa presentò alla nuora l'onorevole Carrani, ed ella appena chinò la testa dinanzi a lui.

Intanto i servitori, diretti dal maestro di casa, avevano apparecchiato per i quattro invitati e dopo cinque minuti don Pio conduceva a tavola Maria, faceva sedere il Carrani fra la madre e donna Camilla, e indicava al Rosati il posto in mezzo alla moglie e alla signora Caruso, ponendosi a fianco Ubaldo, che rimaneva collocato così fra lui e la duchessa.

A don Pio se mancava la cultura seria, non mancava però la perfetta educazione e la scienza di saper ricevere e di fare con garbo squisito gli onori di casa. Nessuno si sentì a disagio quella sera a pranzo a casa Urbani, neppure Maria, che metteva per la prima volta il piede in una casa aristocratica e conosceva allora tutta quella famiglia. La duchessa pure sapeva ricondurre la conversazione sugli argomenti che potevano interessare il Carrani e il Caruso, e avendo sentito dall'accento che Maria era veneziana, le parlava con entusiasmo di Venezia lodando la grazia e la cortesia delle donne di quella città. L'intelligenza della duchessa, il suo talento d'assimilazione, che è un dono di razza e che quasi tutti i gran signori possedono, le teneva luogo di coltura, e, ragionando di politica, d'arte, di affari, ella non si trovava mai a corto di parole e d'idee; quella sera, in cui voleva fare effetto su tante persone nuove, seppe far valere tutte le sue qualità e destò un vero entusiasmo nel Carrani, nel Caruso e in Fabio Rosati, col quale aveva avuto frequenti abboccamenti nei giorni antecedenti.