La principessa della Marsiliana, cui nessuno fino a quel momento aveva badato, si era alzata, e, inchinando leggermente la testa, pallida in volto come una morta, si avviava per uscire.

—Camilla!—disse il principe con voce di rimprovero.

Fabio Rosati era balzato in piedi e accompagnava la principessa, senza che ella neppur lo guardasse. Un servo corse a spalancare la porta e la richiuse dietro a lei.

—Mio Dio, che cosa ho mai detto?—domandò Ubaldo guardando in faccia tutti i commensali.

—Niente, niente di male,—rispose il principe ridendo col suo riso cinico.—Lei ha dato argomento alla principessa per dieci confessioni e per altrettanti esercizi spirituali.

—Continui a esporre il suo programma,—disse la duchessa che ascoltava attentamente.

Maria, turbata dalla scena muta di donna Camilla, da quell'atto di scortesia fatto agli invitati, era impallidita e aveva guardato il principe in atto supplichevole.

—Scusi,—le disse don Pio sottovoce stringendole la mano,—tutti abbiamo una afflizione da portare, io ho quella,—e volgeva l'occhio alla porta dalla quale donna Camilla era uscita.

—Poveretto!—disse Maria, non sapendo bene se il principe con quella confessione voleva alludere allo stato mentale della principessa, o alle esagerate opinioni clericali di lei. Ma il dubbio le entrò nell'animo che donna Camilla fosse pazza.

—Inoltre,—continuò Ubaldo,—noi dobbiamo accaparrarci gran numero di lettori solleticando anche le passioni.