—Come sarebbe a dire?—domandò la duchessa che non perdeva una parola.
—Le passioni letterarie,—soggiunse Ubaldo,—e questo si potrà ottenere accaparrando lo scrittore più in voga, che pagheremo lautamente e che scriverà quello che gli parrà. Presentato dal principe egli potrà entrare in tutti i salotti romani. Potrà vedere quello che nessun giornalista vede: svelare Roma aristocratica, Roma vera a tutti gli italiani, e quella cronaca avrà per il borghesuccio, per l'impiegato, per il provinciale una singolare attrattiva. In quanto a romanzi, si debbono pubblicare soltanto quelli di Zola.
—Saranno molto istruttivi per le ragazze e i ragazzi specialmente!—disse la duchessa ridendo.
—Non fa nulla, la nuova generazione è assuefatta a saper tutto, a non scandalizzarsi di nulla. Ora è una ipocrisia quella di far credere che i ragazzi e sopratutto le ragazze non sanno; esse sono più istruite di noi; la Stampa deve distruggere tutte le ipocrisie.
—Il mio amico Ubaldo ha perfettamente ragione ed ha capito la missione di un giornale d'opposizione come nessuno l'ha capita fin qui,—disse l'onorevole Carrani.
Era la prima volta che Ubaldo ai sentiva chiamare amico dall'ex-ministro e gongolò dentro di sè, mentre col capo ringraziava dell'approvazione.
—Ma questo giornale costerà sette o ottocento mila lire l'anno!—disse la duchessa che aveva una speciale disposizione per il calcolo e una grande pratica di affari.
—Se costasse anche un milione,—rispose Ubaldo,—questa somma non sarebbe gettata. La Stampa fra un anno tirerà centomila copie, incasserà duecentomila lire dalla quarta pagina, permetterà al suo proprietario di partecipare a tutte le grandi combinazioni finanziarie e sarà sostenuta dal partito.
—Il nostro è povero,—osservò l'onorevole Carrani.
—È povero ora, ma non sarà più tale fra sei mesi. Noi ci varremo delle vacanze parlamentari per acquistar diffusione, avremo un redattore in ogni luogo di bagni, in ogni stazione climatica, e, mentre ci accaparreremo i lettori fra il pubblico ricco e ozioso, troveremo mezzo di scovare una questione, o più questioni, che destino una eco fra gli italiani di tutte le province; per esempio, chiederemo l'abolizione della tassa sul sale, commoveremo il pubblico col quadro della miseria dei poveri pescatori dell'Adriatico e del Tirreno, costretti a fare il contrabbando di quell'alimento necessario pur non mangiare i fagioli senza sale; faremo il quadro dei miseri abitanti del Veneto, obbligati a mangiare la polenta sciocca, cotta nell'acqua; parleremo della pellagra, della scrofola, di tutti i mali che nascono da quella privazione, e tanto faremo, tanto tempesteremo che al riaprirsi della Camera dovrà farsi una crisi, e se il vecchio canuto, che ora la fa da dittatore, dovrà conservare la presidenza del Consiglio, dovrà accogliere nel seno del gabinetto degli uomini, che noi gl'imporremo, e allora il partito non sarà più povero, allora La Stampa avrà appoggi materiali.