Donna Camilla appoggiò la fronte ai cristalli e guardò Fabio, che traversava la strada; poi, come se la sua esaltazione cessasse a un tratto per dar luogo a un grande sfogo di dolore, disse, nascondendo il viso fra le mani:

—Ma che cosa ho mai fatto per non ispirare affetto in nessuno? Non ho conosciuto mia madre; sono stata trattata con freddezza da mio padre e dai miei fratelli; Pio mi ha sposata senza amarmi, non si cura di dimostrarmi la sua antipatia; non ho figli, non ho nessuno e dovrò vivere sempre così sola, così abbandonata, così dimenticata da tutti?

—A questa domanda il suo cuore rispose con un singhiozzo tremendo, che le squarciava il petto, come certi fulmini che squarciano il cielo e non sono accompagnati dalla pioggia. Gli occhi di donna Camilla rimasero asciutti, poichè ella non sapeva piangere, ma il suo dolore era più straziante che se avesse avuto per lenimento le lagrime.

A pranzo ella era fredda e compassata come al solito e salutò il marito, che non aveva veduto prima in quel giorno, come se non fosse mai corsa fra loro una parola aspra.

La duchessa aveva portato in sala, dal suo quartiere, tutti i giornali che parlavano del ricevimento, e disse al figlio con grande espansione:

—Mi pare, Pio, che ormai il tuo giornale abbia il primo posto qui a Roma e che tu faccia di tutto per conservarglielo: il progetto di creare un teatro è una idea stupenda e credo che quest'impresa ti frutterà anche dei denari.

—So che è stata accolta con molto entusiasmo,—disse donna Camilla.

—Chi te lo ha detto?—domandò don Pio.

—Il signor Rosati stamane.

—Non sapevo che tu degnassi parlare con uno dei miei intrusi.