—Grazie, mille grazie,—rispondeva la principessa stringendogli l'indice e il medio della mano, come faceva con tutti, quasi le ripugnasse ogni contatto,—ma si accomodi, la prego, e mi racconti come andò ieri sera.

—Benissimo. Fu un trionfo continuato per il principe e una approvazione generale per la sua splendida promessa.

—Che promessa?—domandò donna Camilla.

—Non lo sa? avremo un teatro mercè sua e si chiamerà "La Fenice".

—Perchè quel nome?—domandò sollecitamente la principessa.

Fabio, accorgendosi di aver commessa una imprudenza, dovette narrare com'era sorta l'idea del teatro e il perchè del nome. La principessa si morse le labbra, ma non tradì il dispetto che provava altro che dando alla voce una intonazione più aspra e più nasale del consueto, e, dopo aver domandato al signor Rosati quali erano gli artisti che avevano cantato, quali signore v'erano, stette qualche momento pensosa, con gli occhi volti a terra e poi gli disse:

—Io presiedo l'Opera per le Povere Madri Lattanti, e di quella associazione fanno parte quasi tutte le signore romane e molti signori, ma mentre essi mi danno molto appoggio per riunire offerte, mi abbandonano tutto il lavoro più duro, che è quello di visitare a casa le povere donne, per assicurarsi se sono veramente miserabili, e di domandare informazioni sul conto loro nel vicinato. Io non posso accudire a tutto; vuole aiutarmi in questa opera di carità? Bisogna lavorare anche per l'anima.

Fabio accettò con riconoscenza e la principessa lo pregò di tornar da lei il martedì venturo.

Mentre Fabio, tutto lieto di entrare in una associazione aristocratica e di poter andare in casa Urbani come non ci andavano i suoi colleghi della Stampa e neppure Ubaldo, che diventavagli antipatico ogni giorno più, scendeva le scale del palazzo patrizio, la principessa, a denti stretti, esclamava:

—Voglio anch'io gettar fango su questa odiosa famiglia che mi disprezza, voglio anch'io imitare mio marito, voglio anch'io che tutta Roma parli di me e ne parli male, purchè del male io non ne faccia, purchè davanti alla mia coscienza io non abbia da rimproverarmi altro peccato che la vendetta!