—È un miracolo,—sentenziò la duchessa.—Ma ancorchè Camilla non abbia ragione di esser gelosa, guardati da lei; ora che la rivedo dopo una lunga assenza noto che la sua fisonomia ha preso una espressione sinistra.

—Dunque ti pare anche imbruttita?—domandò il principe ridendo.

—Sì, prima era soltanto brutta, ora ha qualcosa di cattivo; guardati da lei.

Mentre madre e figlio così parlavano nella sala da pranzo, la principessa aveva messo sotto gli occhi di Fabio certi conti dell'Opera delle Madri Lattanti, ma non sapeva come fare a dirgli che sperava egli l'accompagnasse alla inaugurazione della "Fenice". In quel momento in cui stava per chiedere un favore a un uomo, che non considerava suo eguale, che per il passato aveva sempre tenuto a distanza, tutto l'orgoglio di casta combatteva in lei una lotta tremenda e le parole le spiravano sulle labbra.

Fabio ebbe presto esaminati i conti e alzatosi dalla piccola scrivania della principessa, s'inchinò e le chiese se aveva altro da comandargli.

—Dica, Rosati,—domandò la principessa evitando di rispondere,—si fanno grandi preparativi per l'inaugurazione della "Fenice?"

—Immensi. A Roma tutti i fiori sono incettati per quella sera, e non si parla d'altro.

—Sarà contenta la signora Caruso di vedere la sua idea tradotta in opera con una prontezza favolosa?

—Non si può credere quanto la signora Maria sia felice. Ella assicura che il principe non poteva meglio spendere le sue ricchezze che facendo la carità di una consolazione artistica ai poveri.

—La signora Caruso deve aver conosciuta la miseria?—domandò la principessa.