—Eccellenza,—disse Fabio con voce tremante,—io vengo a compiere di fronte a lei una missione delicata. La principessa è gelosa, gelosissima e mi ha invitato ad accompagnarla alla inaugurazione del teatro.
—Spero che lei si sarà mostrato cortese e non avrà rifiutato l'onore che la principessa le faceva, sciogliendolo a suo cavaliere?
—Non scherzi, Eccellenza,—disse Fabio in tono supplichevole,—io temo che la principessa sia trascinata dalla gelosia, non ragioni più e voglia commettere uno scandalo, che farebbe parlare tutta Roma. Pensi quanto ne soffrirebbe la signora Caruso....
Fabio, nel pronunziare quel nome capì come erano arrischiate le sue parole e non osò aggiungere altro.
Il principe riflettè per un momento, e poi alzandosi si mise a camminare in su e in giù per la stanza; pareva che non sapesse egli stesso quel che risolvere. A un certo momento si fermò in faccia a Fabio, e dissegli:
—La ringrazio di avermi avvertito; ma esaminando la sua coscienza, non si sente punto colpevole di aver fomentato la gelosia della principessa?
—No,—rispose francamente Fabio.—Io non sono mai andato dalla principessa se non invitato da lei; ho evitato molte domande suggestive, e quando ho parlato, mi sono sempre guardato dall'attizzare la gelosia da cui mi accorgevo che era ròsa. Se non crede a me la interroghi.
Don Pio riprese a passeggiare nella stanza, e fermandosi poi a un tratto dinanzi a Fabio, gli disse:
—Saprò fare in modo che la principessa sia accompagnata alla inaugurazione da altri che da lei; non le dica nulla di questo nostro abboccamento, e sia sincero con me, assolutamente sincero, se tiene a risparmiarmi delle noie.
Quando essi uscirono dal fumoir, trovarono Maria, come una sentinella, sulla porta. Era pallida e guardava ora Fabio ora il principe per leggere sui loro volti il risultato dell'abboccamento. Fabio le rivolse uno sguardo riconoscente e si affrettò a tornare in redazione, dove erano i suoi colleghi, e il principe rimase muto di fronte a Maria.