Maria si era allontanata dal principe e presa la Nouvelle Revue, che era posata su un tavolino, si era messa a leggerla attentamente.

—Che cosa mi risponde, che speranze mi dà?—le domandò il principe appoggiandosi alla spalliera della poltrona su cui ella era seduta, e sfiorandole quasi con la bocca i capelli.

—Non ho altro che una preghiera da rivolgerle,—disse Maria senza togliere gli occhi dal libro.—La prego di dimenticarmi e di riportare sulla donna che soffre, sulla donna che ha diritto di essere consolata, il suo pensiero e il suo affetto.

—Questa non è una risposta,—disse il principe,—io domando di essere consolato ed ella aggrava la mia afflizione rammentandomi dei doveri incresciosi.

—Allora,—disse Maria alzandosi,—io non le parlerò più dei doveri suoi; le parlerò di me, della mia tranquillità, del rispetto cui ho diritto, e che ho saputo meritarmi a prezzo di grandi sacrifizi. Allora le dirò che voglio non si occupi più di me.

—È impossibile,—disse il principe.

—Quello che pare a lei impossibile, lo renderò possibile io, allontanandomi.

—E suo marito?

—Mio marito ignorerà tutto; io saprò trovare dei pretesti per lasciar Roma, senza turbare la sua pace, che mi è cara, senza porre ostacoli alla sua operosità.

—Maria, la supplico in ginocchio di non mandare ad effetto la sua minaccia; Maria, rimanga; Maria, non mi privi della consolazione che mi viene da lei!