—Un momento,—rispose il principe, ed allontanatosi tornò in compagnia del Rosati, del Suardi e di due altri redattori della Stampa.

—Ora sono agli ordini delle signore.

Maria e Adriana Mariani s'incamminarono lentamente conversando fra loro; il principe e gli altri le seguivano pure parlando, e, traversato un corridoio, che dall'ingresso del giornale metteva direttamente nel buffet della "Fenice," si fermarono vedendo che tutto era all'oscuro. Il principe accese i cerini e offrì il braccio a Maria; il Suardi prese famigliarmente per la mano Adriana e gli altri si davano molto da fare per rischiarare il sentiero alle due coppie.

Quando furono giunti alla porta che dai corridoi laterali metteva nel centro della platea, il principe pregò di aspettarlo un momento, e lasciata Maria si avviò solo giù per una scala, che metteva alla stanza dov'era collocato il generatore della elettricità, e dove aveva dato ordine all'ingegnere e agli operai di attenderlo.

—È tutto pronto?—domandò.

—Tutto,—gli fu risposto.

—Allora fra cinque minuti che il teatro sia tutto illuminato,—e senza informarsi d'altro, senza aggiungere altro risalì per raggiungere il resto della comitiva.

—Si può fare a mosca cieca per ammazzare il tempo,—diceva il Suardi.

—Pazienza!—gridò il principe da lontano.—L'oracolo mi ha detto che fra meno di cinque minuti il miracolo si compirà e quando si pronunzieranno le solenni parole: Fiat lux, la luce si farà.

—Speriamolo,—rispose il Suardi.—Per ora è buio pesto, e in questo stato di cose non mi accorgo della differenza che passa fra il volto della signora Maria e quello del mio amico Sbarbati.