—Contentissimo,—rispose egli.

Adriana, che era molto curiosa di capir subito tutti i nuovi ritrovati per poi parlarne ai non iniziati e sbalordirli con la sua erudizione, incominciò a rivolgere molto domande all'ingegnere sul come si generava e si trasmetteva la luce, sulla diversità delle lampade, e l'ingegnere le rispondeva con molta precisione, nel suo cattivo francese; intanto il principe guidava gli altri nella visita del teatro e salivano e scendevano a caso.

Il Rosati, che sapeva benissimo il desiderio del principe di rimanere a parlare con Maria, fece in modo da condurre i compagni sul palcoscenico; Adriana si fermò a guardare l'addobbo dei palchi mettendo il naso per tutto senza cessare di rivolgere interrogazioni al suo compagno, e il principe, accorgendosi di non esser seguito, condusse Maria nel suo palco della Stampa. Ella era così stanca, così abbagliata da tutta quella ricchezza che la schiacciava, da quel tributo grandioso resole da don Pio, che non aveva più forza, e si lasciò cadere spossata sopra un divano non supponendo che alcun pericolo la minacciasse, e convinta che Adriana, che vedeva in un palco poco distante, l'avrebbe presto raggiunta.

—Come è abbattuta, come è malata, povera Maria,—le disse don Pio,—mi permette che le prepari una tazza di thè?

—Faccia quello che vuole,—rispose Maria senza moversi e senza neppur seguire con lo sguardo il principe, che apriva la porta del salottino, e tolto il bricco d'argento da una cantoniera vi accendeva sotto lo spirito.

Il principe tornò subito presso Maria e le disse:

—Quel salottino era destinato a lei; con ogni cura glielo avevo preparato. Nessuna regina ne ha uno simile in un teatro del mondo; non vuol neppur degnarsi di guardarlo?

Il tono con cui don Pio parlavale era così umile, egli pareva così rassegnato a rinunziare ad amarla, così afflitto, che ella non seppe negargli quel favore domandato tanto supplichevolmente, e alzatasi mise il piede nel santuario che era stato creato per lei. Appena l'occhio di Maria si volse in giro fu dolcemente impressionato dalla perfetta armonia di stile e di tinte che regnava nel salottino, e il suo istinto d'artista si destò, l'occhio perdè l'abbattimento che dava a tutta la fisonomia un'espressione di languore, ed ella prese a guardare, ad ammirare le stoffe, i quadri, i mobili e le porcellane. Mentre ella aveva voltato le spalle alla porta, don Pio sfilò la chiave dalla parte esterna, chiuse dal lato interno e si mise prontamente la chiave in tasca.

Nel voltarsi per domandargli che cosa rappresentava un gruppo di Capodimonte, Maria si accorse che dal viso di don Pio era scomparsa l'espressione umile e supplichevole, che gli occhi gli brillavano di cupidigia, e sulle labbra aveva un sorriso cinico.

Allora capì tutto, capì il tranello, capì che era prigioniera, che bisognava lottare, e, correndo alla porta, la scosse per aprirla, ma la porta resistè.