Ubaldo non capiva nulla, pareva pazzo; non vedova nulla altro che quella povera donna che credeva dovesse spirare a un tratto.
Egli non aveva mai pensato che Maria potesse morire, nè l'aveva mai veduta ammalata, e ora che ella giaceva inerte, quasi morta, sentiva come quella dolce creatura con la sua bontà, la sua sommissione, la sua dolcezza, le fosse divenuta cara, indispensabile; e rimpiangeva gli anni trascorsi lontano da lei in una abbietta dimenticanza, come i più tristi della sua esistenza.
—Maria! Maria mia!—egli diceva di continuo fissandola, toccandola, scotendola.
Tutta la notte Adriana, il medico e Ubaldo vegliarono Maria e ogni momento giungevano il Suardi o Fabio Rosati a domandar notizie di lei, e portavano ragguagli desolanti sui progressi dell'incendio. I pompieri lavorando faticosamente, aiutati dai soldati, non potevano tentar altro che d'isolare il palazzo Urbani e la casa della Stampa dal teatro in fiamme; tutto era perduto, perduto irremissibilmente, e il principe, che aveva ripresi i sensi, si aggirava come un pazzo pel cortile, nelle vie che circondavano il palazzo e il teatro, asserragliate dai cordoni di militari, e guardava istupidito quelle braccia operose, che cercavano di salvare almeno i tesori artistici della sua famiglia, e la sede del suo giornale.
Quando il Rosati gli aveva detto che Maria, per isfuggire un pericolo ne aveva affrontato un altro, e che ora era quasi morente, egli lo aveva guardato senza dar segno di commozione, senza rivolgergli nessuna domanda.
A giorno, quando la luce pallida di una piovosa giornata di novembre aveva illuminate le rovine del teatro, da cui si sprigionavano ancora buffi di fumo nerastro, e che don Pio aveva veduto invece dell'elegante edifizio, che il giorno prima era il suo orgoglio, un ammasso di travature rose dal fuoco, di materiali anneriti dal fumo, di statue mutilate e insozzate dal fango, s'era messo le mani agli occhi ed era corso a rifugiarsi in camera sua, dove Giorgio, che lo aspettava, avevalo messo a letto.
La duchessa e donna Camilla, che avevano passato la notte trepidanti, appena saputo che il principe era tornato, si affrettarono ad andare da lui, ma don Pio teneva gli occhi chiusi, non rispondeva, e pareva volesse isolarsi da ogni persona, da ogni pensiero che non fosse quello della sventura che colpivalo.
Anch'egli fu curato, ma il medico assicurava che le scottature non erano gravi, e attribuiva specialmente a una violenta commozione dell'animo lo stato di abbattimento in cui trovavasi il principe.
—Ma come si è sviluppato l'incendio?—domandava la principessa con insistenza al Rosati e al Suardi, che andavano ogni momento fino nel salotto di don Pio a chieder notizie.
Nessuno lo sapeva, nessuno poteva spiegarglielo ed ella supponeva che le nascondessero un mistero, perchè il ragionamento dicevale che una prova di luce elettrica non può mettere in fiamme un teatro.