—Dunque,—concluse Ubaldo alzandosi per uscire,—debbo rispondere agli attacchi?

—Lasci correre,—rispose don Pio,—io non chiedo altro che la pace, nulla mi punge più.

—Ma il tacere equivale al sancire col silenzio gli attacchi; vede? alludono allo stato della sua mente, alla rovina del suo patrimonio e sono voci che non si possono lasciar correre impunemente.

—Quando non importa a me....—disse don Pio atteggiando la bocca a un sorriso cinico.

Ubaldo non rispose; chinò il capo e incurvò la persona dinanzi a donna Camilla, che gli rispose con un cenno appena visibile della testa accompagnandolo con uno sguardo di sprezzo, e salutato il principe uscì.


XII.

Appena don Pio fu rimasto solo lo assalì il desiderio prepotente di ottenere il perdono di Maria, ma come chiederlo? Non poteva uscire e non sarebbe potuto uscire per un pezzo perchè era deforme; non poteva far chiedere a Maria quel perdono da altri; bisognava che scrivesse. Il pensiero di affidare una lettera, che doveva passare per più mani prima di giungere a destinazione, il segreto del suo cuore, l'onore di quella donna, che ora aveva per lui il prestigio delle sante figure muliebri cui la virtù pone una aureola di raggi luminosi intorno al capo, lo sgomentavano, ma tanto per isfogare il suo dolore, il suo pentimento, prese la penna e si mise a scrivere a Maria, gettando poi nel caminetto tutte le lettere umili, pentite, appassionate, nelle quali aveva versato l'amore che lo consumava.

Mentre stava guardando la fiamma che divorava alcuni pezzi di carta e con le molle spingeva quelli rimasti illesi sui carboni, donna Camilla entrò nella camera del marito, e con l'occhio indagatore, l'occhio geloso, che indovina prima di capire, seppe che il marito aveva scritto a Maria, e se avesse potuto, se egli non fosse stato presente, si sarebbe inginocchiata dinanzi al caminetto e con le sue mani, che avevano orrore della polvere, che si chiudevano come le foglie della sensitiva, appena qualche cosa di sudicio le sfiorava, avrebbe disputato al fuoco quei pezzetti di carta, che contenevano la confessione di suo marito, il suo grido di dolore, l'appello che faceva alla generosità di un cuore di donna.

Ella finse di non accorgersi di nulla e sedutasi su una poltroncina, a fianco del caminetto, spiegò la rozza coperta di lana, stendardo di beneficenza, dietro alla quale nascondeva la perfidia del suo carattere, e, come una assistente cui il dovere impone di non muoversi dalla camera di un malato, rimase a spiare l'impazienza del marito, il suo abbattimento, il suo amore.