Don Pio sentiva quello spionaggio e provava una specie di compiacimento pensando alle sofferente di sua moglie, alla tortura che le imponeva. Quando una persona è d'ostacolo all'appagamento di un desiderio, essa diviene, per chi da quel desiderio appagato spera un conforto, un nemico che volentieri si stritolerebbe, si annienterebbe. E don Pio in quel momento stringeva le mani, si conficcava le unghie nel palmo, come le avrebbe conficcate nelle carni di donna Camilla, se le sue consuetudini signorili non gli avessero impedito di offendere materialmente sua moglie.

Quando Giorgio, sull'imbrunire, portò i lumi, don Pio era affondato in una poltrona fingendo di dormire; lei, con l'occhio fisso sulle ceneri del caminetto, chiedeva loro il segreto che le avevano sottratto.

La duchessa prima di pranzo scese dal figlio, come faceva ogni sera, e allora soltanto don Pio finse di destarsi, di ritornare alla vita. Seppellito in una coperta di pelliccia, con un berrettino di panno scozzese in testa, nell'aprire gli occhi egli vide la sua ridicola figura riflessa in uno specchio, e rise dentro di sè della gelosia della moglie. A chi poteva piacere, chi poteva commovere, brutto com'era?

—Dio, che orrore!—esclamò buttando in terra la pelliccia e andando vicino al grande specchio per meglio esaminarsi.—Potrei servire di spauracchio ai passerotti in un campo di grano.

La duchessa rise di cuore vedendo una espressione gaia sulla faccia del figlio; la moglie sentenziò:

—La bellezza del corpo è la perdizione dell'anima.

—Preferirei esser dannato, piuttosto che brutto come sono ora,—rispose il principe.—Il popolo considera la bellezza come una benedizione del cielo, e io divido l'opinione del popolo. La vista di un bel volto, di un bel corpo mi mette nell'anima la serenità. Credo che anche la coscienza della propria bellezza renda migliori; i brutti sono in genere anche dispettosi.

La principessa sentì l'offesa, che le era diretta, ma continuò impassibile a lavorare alla rozza coperta di lana. Don Pio, che voleva provocare in lei un moto di dispetto e sperava di farla uscire, di liberarsi di quella incresciosa vigilanza, capì che la principessa non avrebbe lasciato quella camera neppure se egli le avesse detto in faccia apertamente:—Vattene!

E si rassegnò sperando che la notte almeno sarebbe stato solo, che la notte avrebbe potuto mettere in carta tutte le idee che gli si affollavano alla mente, scrivere tutte le frasi umili, di pentimento e di adorazione, che in quel momento gli venivano dal cuore alle labbra.

Pazientò prima di pranzo, pazientò durante il pranzo mentre Giorgio assistito da un altro cameriere lo serviva, pazientò dopo, quando la duchessa, donna Camilla e l'Onorati andarono a prendere il caffè intorno al caminetto della sua camera.