Ingiusta, come tutte le donne gelose, ella non accusava il marito, accusava Maria, e col cuore invocava sul capo di lei tutte le maledizioni più atroci, più spaventose; e come aveva fede di essere ascoltata da Dio, dalla Madonna, dai Santi quando pregava; così nutriva fiducia di essere ascoltata ora che imprecava e malediva.

E avendo coscienza di non poter lottare contro Maria, che, per suo maggior tormento, apparivale bella e adorna di una grazia incantevole, desiderava di vederla scomparire, sparire per sempre dal mondo.

—Fatela morire!—pregava con gli occhi rivolti al cielo, senza che essi s'inumidissero neppure di una lagrima di rabbia.

In quella tremenda notte donna Camilla non provava neppur più rimorso per quel che aveva fatto; non era sgomenta di ciò che poteva accadere se Ubaldo leggeva la lettera di don Pio; tutto le pareva nulla in confronto delle sue sofferenze, e quando il dubbio la invadeva che neppure la morte avrebbe potuto cancellare dal cuore di don Pio l'immagine della bella creatura, allora agitava la testa sui guanciali, cessava d'imprecare, di maledire, di pregare, e provava tutto l'orrore, lo sgomento dalla propria impotenza.


XIII.

—Avete consegnata quella lettera a casa Caruso?—domandò il principe a Giorgio appena desto.

—Sì, Eccellenza, l'ho consegnata alla cameriera.

Dopo quella risposta il principe passò la giornata più tranquillo, mentre donna Camilla non trovava pace. Ora, ròsa dal rimorso, calcolando l'enormità di quello che aveva fatto, temeva ogni momento di veder giungere Ubaldo, di veder giungere i padrini, e sentiva addensare sul capo di suo marito la burrasca provocata da lei.

Ubaldo, destandosi, aveva ricevuto la lettera del principe e stracciata la prima busta ne aveva veduta una seconda all'indirizzo della moglie. Allora, ossequente al principio di non leggere mai le lettere di Maria, si era infilato le pantofole e la veste da camera, e andava a informarsi con premura dello stato di lei e intanto le recava la lettera, Maria impallidì riconoscendo lo stemma sulla parte posteriore della busta e pregò il marito di posare la lettera sulla rovescia del lenzuolo, aggiungendo che l'avrebbe letta dopo, quando si fosse dileguato quel malessere che provava dopo una notte poco tranquilla.