Un fruscìo di vesti annunziò in quel punto l’avvicinarsi della donna amata; l’Érmoli s’alzò in piedi: la portiera persiana si sollevò e nell’angolo curvo si disegnò la imponente bellezza di Fulvia, come un’apparizione fantastica.

Ella era tutta nera, in un tenebroso abito di velluto, che ne disegnava a pena le forme su l’oscurità della porta. La flessuosità del bel corpo un po’ opulento in quel nero a riflessi pavonazzi aveva un non so che di vaporoso, di notturno, come di parvenza allucinatoria, da cui la bianchezza del volto e dell’inizio del collo usciva sinistramente, quasi staccata, isolata nello spazio.

Più in basso, sopra la curva del seno un’altra luce rompeva l’ombra grave: il fulgore d’un fermaglio prezioso a forma di stella, unico giojello che donna Fulvia usava di portare sempre con sé.

Il moto ritmico del seno suscitava nel giojello astrale dei lampi subitanei, come delle scintille elettriche.

—Fulvia!—mormorò il giovine, con un sospiro profondo, appena la vide.

Fulvia sorrise. Egli s’appressò con umile atto a lei, verso l’uscio, dov’ella era rimasta come inquadrata in una cornice, e le cadde ai piedi lentamente, dolcemente, quasi gli mancassero le forze.

Fulvia rimase alquanto indecisa, poi s’inchinò su lui, abbandonò la portiera che ricadde dietro la sua testa e gli tuffò le mani nei capelli bruni e copiosi, senza parlare, rapidamente, con un moto di passione selvaggia. Gli occhi chiari si chiusero un poco, e le labbra s’atteggiarono a un sorriso tenue, sùbito spento.

—Mia Fulvia,—ripeté con un filo di voce l’amante; e non si mosse, gustando il piacevole contatto di quelle mani adorate sul capo.

—È tanto tempo che t’aspetto!—ella disse, finalmente.

Paolo s’alzò in piedi, la guardò a lungo, ma ella lo fissò con una tale insistenza ch’egli dovette infine abbassare involontariamente lo sguardo; allora le prese la mano, la portò alle labbra, ne baciò le dita lungamente: poi la trascinò con dolce violenza a sedere su la poltroncina doppia, presso di lui; e rimasero a lungo silenziosi, uno presso all’altra, palpitando.