Aggiunse anche, facendosi grave, guardando fissa il giovine:
— D’altra parte noi pure abbiamo un certo diritto su queste frutta, perché il luogo non è suo e noi lo teniamo in affitto senza alcuna riserva della padrona.
A queste parole egli ebbe entro di sè un moto ostile contro la fanciulla, una specie di disgusto istintivo, come fosse stato colpito da un suono discorde o sgradevole. Ma Flavia non gli lasciò il tempo di ricercare le intime cause, di rendersi ragione d’un tal sentimento. Ritornata ilare e leggera, gli susurrò sotto voce all’orecchio, con un’espressione infantile di malizia e di gioja:
— Ormai le ciliege son mature!..
— Ebbene? — chiese il giovine, senza comprendere.
— Ebbene: se son mature, si possono mangiare.
— Naturalmente, — egli confermò, non potendo trattenere un sorriso.
— E perché non le mangiamo?...
Aurelio indietreggiò d’un passo.
— Come? Come?! Vorrebbe....