— Rubare, certo: rubare!
— Ah, questo poi no! Io mi ribello, o meglio mi ritiro. Non voglio esser complice d’un furto, e nè pure spettatore....
— Ella sarebbe dunque capace di farmi un affronto simile?... Vorrebbe lasciarmi qui sola in lotta con gli elementi? Abbandonare una donna in un momento difficile?... Non sarebbe soltanto scortesia, signor conte; sarebbe viltà....
Parlava forte e solenne, interrotta a ogni frase da un urto d’ilarità incontenibile. E in quell’atteggiamento emanava da tutta la persona una grazia così semplice e schietta che sedusse e maravigliò il giovine, quasi una rivelazione inaspettata.
— Vede come sono alte?... e come sono belle!
Ella gli mostrava un ciliegio venerabile dal tronco alto e robusto, su cui i grappoli vermigli rampollavano con sovrana abondanza e levava la mano verso i frutti desiderati, ridendo, comunicandogli a poco a poco la sua giocondità fanciullesca.
— Ci deve essere una scala di mia conoscenza nel frutteto, — ella disse, girando in torno lo sguardo per iscoprirla. Poi, d’un tratto, gridò trionfante: — Eccola! Eccola!
E si diresse in corsa verso un pilastrello poco discosto, a cui una lunga scala era appoggiata.
— Io spero che vorrà almeno ajutarmi a portarla fin sotto l’albero. È troppo pesante per le mie povere braccia!
— Si pretende dunque la mia complicità attiva...?