— Ti regalo tutto, diamine.
— Oh, ma è troppo....
— Ti ripeto che ti regalo tutto, e basta. Non sono avvezza a sentirmi contraddire. Del resto anche tu mi regali il sottolume.... Via, non vo' sentir altro, — e le pose la mano alla bocca, — ripiglieremo la nostra lezione domani, posdomani, quando vuoi. — Le carezzò i capelli e senza lasciarle tempo a rispondere fu fuori della porta.
La Gegia era tra commossa e confusa. Pur pensava che non poteva trascurare troppo il suo mestiere, e che avrebbe quindi dovuto rallentare un po' la foga della sua amica. Ma non ce ne fu punto bisogno; la Lotte era stranamente volubile, e corsero parecchi giorni prima ch'ella riparlasse dei fiori di carta. Intanto la Gegia faceva singolari progressi da sè, e non ci volle molto prima ch'ella ne sapesse quanto la maestra.
Una volta la Lotte comparve con un signore vestito di nero.
— Ho condotto qui il nostro medico, — ella disse, — voglio ch'egli ti veda.
La Gegia arrossì.
— C'è quella noiosa di tua zia?
— No, è fuori.
— Tanto meglio.